L’interazione uomo-cavallo e il conseguente legame che ne deriva: di natura fisica e psicologica, è tale in questo binomio, da stimolare in entrambi l’apprendimento.

Per potersi relazionare al cavallo, l’uomo, deve potenziare e coscientizzare la propria sensorialità, sviluppando una spiccata acutezza nel decifrare i molti segnali trasmissibili, utilizzati dall’animale, come espressione di un linguaggio corporeo non verbale.

Contrariamente, il cavallo, riconoscendo nel suo interlocutore, un valido interprete di questo modo comunicativo-relazionale, accetta il diaologo e si predispone in apertura verso l’assimilazione di nuovi schemi educativi, per l’acquisizione di cognizioni necessarie, a migliorare la propria adattabilità all’ambiente, sviluppando una migliore consapevolezza sul proprio agire.

Il risultato di questa esperienza: è un con-sapere l’altro, in quelle forme di pensiero, altrimenti sconosciute. Ma non si può pervenire a tale capacità, se l’analisi e l’osservazione della variabile umana, non va oltre il livello consentito dalla coscienza ordinaria, se non ci si innalza al di sopra di questa, fino a giungere ad una reale osservazione, introspettiva, della vita animica e spirituale. E deve essere proprio questo l’obbiettivo al quale bisogna ispirarsi, e aspirare, come possibilità d’incontro tra il potenziale umano e quello animale. Risultato: il connubio si può avvalere di una fonte di esperienza, quella univoca, tra cavallo e uomo, che in quanto centrata sulla relazione e sull’integrazione armonica dei numerosi aspetti di sé messi in gioco, si connota come una esperienza di sé, un’esperienza di autoconoscenza, di rivelazione del “hic et nunc” e dunque una partecipazione alla vita in sé… Johann Wolfgang von Goete, conosciuto come letterato, era invece un grandissimo osservatore, naturalista, di tutti quei fenomeni legati all’intima esperienza con la natura: diceva : “ cavallo e uomo si fondono in un tutt’uno, in una misura tale che non ha più senso dire chi dei due sta effettivamente addestrando l’altro. Questo è il motivo, per il quale, una relazione incentrata sulla duplicità di rapporto, cavallo-cavaliere, svolga una azione così evidente sulla mente dell’uomo, iniziandolo a comprendere con lo spirito e a osservare con gli occhi l’opportuna limitazione dell’azione e l’esclusione di ogni arbitrio e del caso”.

 

Credo queste ultime parole si commentano da sole… Dr. Michele Maglia, La Nevera Equitazione

 

 

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